Scritti di Sergio Bianco nel dominio dei Simboli.

Aria, nodo infinito e unione indissolubile.

 

Escher-nodo-infinito

 

Oggi metto in connessione
Shakespeare, un antico Simbolo tibetano
e il vincolo dell’unione
creato da Escher per il suo amore.
Aria, nodo infinito e unione indissolubile.

È l’aria che alimenta il fuoco.
Senza l’aria, il fuoco
perde la forza vitale e si spegne.
L’aria per Giulietta e Romeo
era la distanza,
quella distanza che li rendeva vicini.
L’aria era il destino
che li voleva contrapposti
e che, invece,
accresceva il loro desiderio
e la loro volontà di unirsi.
L’aria è anche la notte,
evocata con intensità da Shakespeare,
spazio immenso
creato per far risplendere le stelle.

Il nodo infinito
è un antico simbolo tibetano
di buon auspicio.
Rappresenta il ciclo perpetuo della Natura
e il mistero della rinascita.
Il nodo infinito è il simbolo dell’eterno fluire
in direzioni, a volte, opposte
e apparentemente contrastanti.
Tali direzioni mutevoli determinano,
nella visione dall’alto,
un disegno armonioso,
un piano olistico
di incomparabile bellezza

Le linee del nodo infinito
si alternano all’aria
come buio e luce,
caldo e freddo,
materia e spirito.
Pieno e vuoto generano la forma
e il significato del Simbolo stesso.

Escher, nel 1956,
realizza questa litografia
intitolata “Vincolo d’unione“.
Nell’opera, l’artista ritrae se stesso
e la moglie Jetta
in un unico e continuo nastro a spirale.
La scriminatura dei capelli della donna
genera un libro aperto
e poi il volo di un gabbiano ad ali spiegate.
Le fronti dei due amanti
si intrecciano compenetrandosi.
La parte più alta della mente di Escher
si spinge verso sinistra
evocando un romantico giro di valzer,
magari rubato in cucina.
Il nastro si srotola lasciando spazio
all’aria, distanza generatrice
di desiderio ed energia.

Le sfere sospese
sono atomi, molecole, pianeti
e rappresentano
l’infinito del tempo e dello spazio.

Mi piace pensare che quelle sfere
perfette nella loro unicità
siano perle di saggezza
che derivano dai capolavori
quotidiani dei gesti semplici.

Sergio Bianco. Logogenesi

 

 

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