Scritti di Sergio Bianco nel dominio dei Simboli.

Il centauro e il toreador. L’ultima corrida del Red Bull Ring

 

toreador

 

Zeltweg, Austria, anno 2019.

Avete presente i miraggi sull’asfalto?
Quelle giornate così calde
in cui la striscia grigia, all’orizzonte,
sembra bagnata, fluida, ondeggiante?
In questo contesto,
nel pieno della corsa del moto GP,
in fondo alla pista del Red Bull Ring.
appare Lui:
un toreador.

Nella sua convinzione,
nella sua caparbia illusione,
non c’è nulla di più sontuoso
di un toreador.
Montera, corbatin, chaquetilla,
taleguilla, calzilla, scarpilla
e posturilla regal.
Olè.

Lo sguardo fiero del toreador
luccica come un ricamo d’oro.
Il prezioso mantello copre e svela
coraggio e incoscienza,
mestiere e crudeltà,
destino e ignoranza,
vita e morte.

La corrida è una tradizione infranta.
Infranta come la security dell’immaginazione.
Infranta come la corsa libera di un cervo,
sempre qui, nel 1987.
Stefan Johansson non riesce a dimenticarlo.
Infranta come il senso della spirale simbolica,
oraria o antioraria
che determina la vita o la morte
e magari la rinascita da animale a uomo.
Il toreador è lì per l’ultima sfida.
Siamo al decimo giro.

Il centauro rombante,
dopo il curvone dedicato a Niki Lauda,
lo vede.
Il toreador lo aizza con la muleta scarlatta.
Il centauro lo punta.
Il matador compie una veronica
e, mentre il bolide lo sfiora,
col suo odore acre di benzina e metallo,
Lui, con gesto fluido,
gli pianta la sua ultima pica
sul casco.
Il movimento è perfetto.
Nessuna incertezza,
nessuno sbandamento,
nessun dolore.
Il toreador scompare
nel miraggio del fondo pista.
Magari non è vero.
Magari è stato solo un sogno.

Il centauro prosegue la sua corsa,
in senso orario,
e taglia il traguardo vittorioso.
Lo staff lo circonda.
Il centauro scende dalla moto,
si toglie dal capo
l’elmo del guerriero e lo vede:
uno sturalavandini classico
con manico in legno
e ampia ventosa arancione
piantata in perfetta aderenza
nella superficie lucente del casco.

L’uomo diventa vecchio in senso orario,
seguendo lo scorrere delle lancette
nel quadrante del tempo.
L’acqua liberata, nel lavandino,
genera un vortice in senso orario
mentre fluisce verso il basso.
Le forme della vita crescono rigogliose
in senso antiorario.
I circuiti viziosi e le tradizioni ignoranti
si infrangono in modo coraggioso
e qualche volta bizzarro,
procedendo in senso antiorario.

Così si manifesta la forza della non gravità.

Sergio Bianco, Logogenesi.

 

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