Scritti di Sergio Bianco nel dominio dei Simboli.

Fibonacci e lo zero: il vuoto che genera infinito.

 

zero-zephirum-fibonacci

 

In epoche remote, contare non era semplice.
Soprattutto non era semplice
annotare le quantità in forma scritta.
Il matematico indiano Brahmagupta,
vissuto tra il 598 e il 668 d.C.
propone per primo
un sistema numerico
da uno a nove, introducendo lo zero.
Lo zero, in origine,
non è considerato un numero come gli altri
poichè non corrisponde a materia.
Eppure, posizionato nel posto giusto,
lo zero è in grado di generare
numeri infiniti.

Il sistema numerico a nove cifre
integrate dallo zero,
si diffonde nel mondo conosciuto
ed è adottato da un matematico arabo,
Al Khawarizmi, vissuto tra il 780 e 850 d.C
fondatore nominale dell’Algebra.

È Leonado Fibonacci,
matematico pisano e navigatore,
a portare in Europa lo zero.
Lo zero arriva via mare,
a bordo di uno yacht dell’epoca.
Leonardo è figlio di mercanti
e nei suoi viaggi nel mondo arabo
amplia e approfondisce le proprie conoscenze
e trova impulsi, stimoli e informazioni nuove
che aprono orizzonti inesplorati
per la sua mente.

Il genio di Leonardo Fibonacci,
si rivela nella sequenza numerica
che porta il suo Nome:
una serie ricorsiva di numeri
in cui ciascun termine, a partire dal terzo,
è uguale alla somma
dei due termini precedenti
1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, ecc
La successione numerica di Fibonacci
determina il rapporto della sezione aurea,
chiave delle meraviglie della Natura
e pilastro fondamentale
del Metodo Logogenesi.

Torniamo a zero.
Fibonacci, nell’anno 1228,
nel suo Liber Abbaci, scrive così:
“Novem figure indorum
he sunt 9 8 7 6 5 4 3 2 1
Cum his itaque novem figuris,
et cum hoc signo 0,
quod arabice zephirum appellatur,
scribitur quilibet numerus,
ut inferius demonstratur.”

Fibonacci scrive che il vuoto
e la leggerezza immateriale dello zero
è rappresentata dal Nome
con cui veniva identificato in origine:
Zephirum“.
Zephirum è il vento leggero,
la dolce brezza,
impalpabile ma presente.
Quello stesso vento
che ti fa socchiudere gli occhi quando immagini.
Col tempo, il nome diventa essenziale
e da zephirum si passa a zero.

La conclusione è al confine
tra matematica e filosofia
poichè abbraccia la saggezza della meditazione.

Lo zero è il vuoto che genera l’infinito.

Sergio Bianco, Logogenesi

 

 

 

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