22 Marzo 2020 - Dal 1° ottobre 2017, scritti quotidiani di Sergio Bianco.

Hilma af Klint. Il valore di ciò che è messo nell’angolo

 

Hilmaafklint

 

Nell’opera artistica e spirituale
di Hilma af Klint
i numeri sono rivelatori.

Mi riferisco, in primis,
alla sua data di nascita: 1862
e al fatto che,
nell’arco di tempo
dal 1906 al 1915,
Hilma abbia creato
una collezione di 193 dipinti
riuniti sotto il titolo
“The Painting for The Temple”.

Quadri per il Tempio
e soprattutto quadri per il Futuro.

Hilma, nel suo testamento
vietò l’esposizione delle sue opere
per venti anni
perchè riteneva che il pubblico
non fosse ancora pronto
a ricevere il suo messaggio artistico.

Hilma è la vera pioniera
dell’astrattismo in quanto precede
di alcuni anni l’opera di Kandinsky.
Composizione II,
quadro di Kandinsky
esposto al Guggenheim Museum
di New York, è datato 1910.

Hilma non aveva problemi economici.
Questo spiega il fatto
che abbia potuto concentrarsi,
anima e corpo,
alla creazioni di quadri
di così grandi dimensioni
dipinti nel suo atelier
nel cuore di Stoccolma.

Il suo “committente”,
parola di Hilma,
era un’entità spirituale
da lei nominata Amaliel.

Mi piace pensare
che fosse proprio Amaliel
l’architetto del Tempio
e che le opere di Hilma,
scansionate magari
con tecniche a noi sconosciute,
siano esposte proprio li,
in quel Tempio cosmico
dichiarato nel titolo dall’artista.
Gli originali, quindi,
essendo materia,
logicamente sono rimasti qui,
per nostra Fortuna,
nella mappa pittorica
che contiene le coordinate di volo.

Astrattismo,
in senso pittorico,
significa rappresentare la realtà
interna o esterna
attraverso linee, forme e colori
che si distaccano completamente
dalla realtà stessa.

In questo senso
l’astrattismo può contenere
tracce di realtà riconoscibile:
àncore impercettibili
che assicurano l’osservatore
al mondo conosciuto.

L’astrattismo di Hilma af Klint
entra nella sfera dello spirito,
nella dimensione onirica
che Hilma esplora
come un’astronauta
che ha la fortuna
di fare ritorno sulla terra,
attraverso quei sottili
filamenti a spirale
che lei stessa dipinge.

Hilma ritorna
per descrivere ciò che ha visto
in un mondo dove non ci sono occhi,
che ha sentito
in un mondo dove non ci sono orecchie
che ha toccato
in un mondo dove non ci sono mani,
in una dimensione dove i fiori gialli
sono clessidre temporali.

Temporali in un giorno di sole.

Così, proprio con un raggio di sole
che illumina
arance e limoni del mio albero,
ho fotografato il libro di Hilma.

Tagliando l’arancia a metà,
si rivelano le sezioni,
separate da una sottile membrana,
che formano il frutto intero.

L’arancia comprende
i 12 codici della logogenesi
e la mia filosofia di lavoro e di vita.

Finché l’arancia vive sugli alberi,
quasi nessuno si accorge di lei.

A volte non puoi aspettare vent’anni.

Occorre quindi cambiare il contesto
per far capire ORA
il valore di ciò che è messo nell’angolo.

Sergio Bianco, Logogenesi

 

 

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