15 Novembre 2017 - Dal 1° ottobre 2017, scritti quotidiani di Sergio Bianco.

La sequenza di Fibonacci nella creazione del Simbolo

 

Logogenesi e Fibonacci

 

La sezione aurea,
costituita dal rapporto numerico 1,618
è presente in Arte,
Natura e Matematica.

In botanica si ritrova
nella spirale logaritmica del nautilus,
nel girasole e nella pigna.

In zoologia
è nelle 5 punte della stella marina.

Il falco, nella caccia,
segue nel volo
l’andamento di tale spirale
per mantenere massima velocità
senza perdere di vista la preda.

In tutte le epoche,
questo rapporto matematico
ha conferito alle opere artistiche
e architettoniche
la perfetta armonia.

Nella piramide di Cheope,
nel Partenone,
nelle fughe di Bach
e perfino nel violino di Stradivari,
resta costante l’applicazione
di questo magico rapporto.

Nel Rinascimento,
Leonardo da Vinci si interessa
alla sezione aurea
illustrando l’opera di Luca Pacioli
“De Divina Proportione”.

A fine Ottocento, la sezione aurea
è impiegata dal puntinista Seurat.

Ma il più deciso sostenitore
della sezione aurea
è Le Corbusier che,
con il sistema Modulor,
basa su tale rapporto numerico
la proporzione ideale
tra uomo e ambiente abitativo.

La sezione aurea
è nella successione di Fibonacci,
così chiamata dal nome del matematico
che la ideò.

La successione di Fibonacci
è una serie ricorsiva
in cui ciascun termine,
a partire dal terzo,
è uguale alla somma
dei due termini precedenti:
1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89…

A Leonardo Fibonacci, matematico Pisano,
è dedicata la via
in cui sorge la sede di Yachtline1618,
Impresa leader a livello mondiale
nella creazione di interni per mega yacht.

Il Marchio Yachtline1618,
creato in virtù dei codici della Logogenesi,
si basa sulla sezione aurea
e sulla matematica di Fibonacci.

Chi è venuto prima?
Il Logo dell’Impresa o la via in cui sorge?
Naturalmente il Logo.

Il Logo racchiude visione e Valori
e conferisce la direzione
trasformando, qualora necessario,
anche l’indirizzo.
Domani parleremo del Logo
creato per questa Impresa.

Restate connessi, ma non troppo.

Sergio Bianco

 

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