3 Maggio 2020 - Dal 1° ottobre 2017, scritti quotidiani di Sergio Bianco.

Lectio magistralis di Renzo Piano. La visione diventa realtà

 

Ponte-RenzoPiano

 

Prima di svelare
il Nome del Ponte di Genova,
ricordo tre date.

La prima data è il 14 agosto 2018.
Quel tragico giorno,
crolla il Ponte Morandi
spezzando in due la città di Genova,
l’Italia intera
e la vita di 43 persone.

La terza data è il 28 aprile 2020.
Pochi giorni fa,
il Ponte di Genova,
progettato da Renzo Piano,
ha inaugurato la posa in opera
dell’ultima campata del Viadotto.
Un risultato straordinario
che rappresenta
l’Italia che si rialza.

La seconda data che vorrei ricordare
è il 6 settembre 2018.

Quel giorno,
il Festival della Comunicazione,
giunto alla quinta edizione,
apre con la lectio magistralis di Renzo Piano.
Il tema è la Visione.

Pubblico nuovamente
l’articolo che ho scritto quel giorno, nel 2018,
dopo aver assistito all’evento.

È una ripetizione necessaria
che mostra il valore reale della Visione
e la peculiarità dei visionari:
Persone che non devono vedere per credere
ma credono al punto
di vedere ciò che ancora non esiste:
Visibilia ex invisibilibus.

Ecco l’articolo.

Il Teatro Sociale di Camogli,
dove si terrà
la Lectio Magistralis di Renzo Piano,
è al completo e non riesco a entrare.
Perfetto.
Non insisto.
Ci sarà un motivo.
Sento che è così.
Vado nella piazzetta sul mare di Camogli
dove, gli organizzatori,
hanno allestito un maxi-schermo
per consentire a tutti
di seguire l’intervento.

L’Architetto Piano ha un Nome ideale
per la sua missione e il suo essere.

Piano significa progetto intelligente,
opera dell’ingegno.
Piano significa alla giusta velocità,
nel tempo opportuno
ma con la dovuta riflessione.

Piano evoca la musica,
l’accordo dei tasti bianchi e neri,
il positivo e il negativo insieme:
88 tasti
per creare infinite sinfonie.

Piano è connesso al cambiamento,
all’accelerazione meditata,
allo scatto,
all’evoluzione necessaria.

Renzo Piano, oggi,
parla di un argomento
che mi sta a cuore,
armoniosamente connesso
al Metodo Logogenesi.
Renzo Piano parla della Bellezza.

Nella sua visione,
la Bellezza non è fine a sé stessa,
come una caratteristica
esteriore ed effimera.
La bellezza,
nel significato vero e profondo,
è sempre connessa al bene collettivo,
al beneficio della comunità,
alla bontà a vantaggio di tutti.

Una bella idea.
Una bella persona.
Una bella opportunità.
Una bella visione del mondo.

La Bellezza è assoluta.
Quando si afferma,
non provoca dolore o sconfitta
come accade con un vincitore
che decreta automaticamente il perdente.

La bellezza, quando vince,
si dimostra a beneficio di tutti.

L’Architetto Piano
proietta sullo schermo
la mappa di Genova.
Una città che appare,
a suo dire, come una nave.

Egli parla con emozione
del ponte crollato
e di una possibile prospettiva
di cambio, di rivincita, di unione
per rinsaldare il legame
tra levante e ponente,
il legame tra persone
tragicamente scomparse,
il legame tra anime, ora, ferite
ma domani ancora più forti
perchè COESE.

Renzo Piano parla, per sua esperienza,
dei cantieri come luoghi di pace,
sorti magari, come in Germania,
dopo il crollo del muro.
Cantieri come unione di persone
protese verso un ideale,
la ricostruzione del futuro
riedificando e riqualificando
ciò che esiste,
senza estendersi oltre.

In questo momento, con queste parole,
è lui, Renzo Primo, il vero Pontefice,
autentico creatore di ponti
in senso spirituale e progettuale.

Poi avviene la rivelazione.
L’Architetto Piano, una dietro l’altra,
proietta immagini del nostro mare.

Il mare,
per una terra come la Liguria,
affacciata a sud,
riflette e riverbera luce.

È questo il segreto della bellezza:
la luce.

È su queste mirabili immagini
di mare, di sole e di infinito,
che Renzo Piano,
con voce autentica,
parla della Bellezza.

Una bellezza generosa e comune
perchè a tutti accessibile.
Quella Bellezza che,
nel lavoro quotidiano
e nei gesti compiuti con sacrificio
(dal latino: fare la cosa sacra)
con amore e conoscenza,
può davvero salvare il mondo.

Solo ora capisco la perfezione
dell’imperfetto,
la perfezione dell’inconveniente,
la perfezione del cambiamento
e la perfezione della tragedia
e del dolore
così difficili da accettare.

È come se entrassi, idealmente,
nel piccolo punto bianco
che si staglia nel nero
della simbologia yin-yang
contrapposto a una visione
uguale e contraria.

La Visione.

Le persone chiuse a Teatro
non vedono il mare:
non lo possono vedere,
ammirare, contemplare.

Le persone vicino a me,
nella piazzetta
sul porto di Camogli,
guardano il mare
attraverso le foto
proiettate sul maxi schermo.

Io ascolto la voce di Renzo Piano
e volgo lo sguardo
oltre lo schermo piatto,
verso il mare vero.
La Visione.
Ecco perchè a Teatro
non c’era posto per me.

L’articolo del 6 settembre 2018
finisce così.

E il Nome?
Quale sarà il Nome del Ponte?
Mi piace immaginarlo.

Renzo Piano ha progettato
18 pilastri, denominati “pile”.
Le pile sono prive di spigoli.
Ancorate saldamente
al terreno roccioso,
passo dopo passo,
sorreggono con eleganza
l’impalcatura metallica del ponte.
Viste da nord e da sud,
parola di Renzo Piano,
sembrano prue di navi.

Il ponte unisce levante e ponente
ed è il crocevia
dei quattro punti cardinali:
mare, nord, est e ovest.
Non a caso,
il Nome che ho immaginato
è di quattro lettere.

C’è una parola,
sul vocabolario enciclopedico,
che identifica
la parte anteriore della nave.
È una parola del dialetto genovese
che ha conquistato
significato internazionale
in virtù della forza storica
e del prestigio di Genova,
Repubblica Marinara,
centro del commercio, dell’ingegno,
della cultura e della civiltà.

Ogni Impresa,
allineando Visione e Valori,
si orienta in una direzione di luce:
luce dello sguardo,
luce della Natura,
luce dell’intenzione e dello spirito.

Ogni persona,
grazie a questo ponte,
viaggia per turismo, commercio,
necessità o puro piacere.

Viaggia e fende l’aria
così come la polena delle navi
fende il mare.
E noi siamo lì, in viaggio,
sulla punta di quella nave ideale
a scrutare in avanti.

Il Nome che ho immaginato è:

Ponte Prua.

Sergio Bianco, Logogenesi

 

 

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