4 Aprile 2020 - Dal 1° ottobre 2017, scritti quotidiani di Sergio Bianco.

Pineider 1774. Il mito inizia piano, con una vibrazione.

 

Pineider1774-Logogenesi

 

L’articolo pubblicato due giorni fa
racconta di una magìa
avvenuta in una sera di maggio
dell’anno 1774.
Johann Sebastian Bach,
su invito del Re di Prussia,
Federico II il Grande
entra, come una leggenda,
nei saloni regali
e fa vibrare in risonanza
i 15 pianoforti di Corte.

All’origine di questi pianoforti
c’era il genio di un italiano,
Bartolomeo Cristofori,
pioniere del fortepiano.

I sovrani illuminati,
in ogni epoca,
si sono sempre circondati
di menti eccelse, in ogni dominio,
per essere riconosciuti
agli occhi del mondo,
Grandi,
oppure, se preferite, Magnifici.

La bellezza fa vibrare le corde,
non solo del pianoforte
ma soprattutto delle anime,
anche a grandi distanze.

Ebbene,
mi piace pensare
che il magico accordo di Bach
abbia generato
una serie di azioni benefiche
e di reazioni positive a catena,
come la farfalla
che, con un battito d’ali,
cambia le sorti
dall’altra parte del pianeta.

Non è quindi un mistero
che Francesco Pineider,
in quello stesso anno, il 1774,
lasci la Val Gardena
e scelga di aprire, nel cuore di Firenze,
una cartoleria che passerà alla storia.

La tradizione Pineider
ha inizio nel 1774
in Piazza Signoria, a Firenze.

Dignitari di vari paesi
si incontrano nelle sede
di fronte a Palazzo Vecchio
per uno scambio culturale
con filosofi e uomini di stato
ma anche per intrecciare affari
e scegliere
i tipi di carta più raffinati,
da stampare
con le più avanzate
tecnologie dell’epoca.

Nelle incisioni Pineider
si ritrova la storia di famiglie regnanti,
lo sviluppo dell’attività industriale
e le tappe più salienti
degli scambi commerciali tra nazioni.

Pineider diventa quindi il centro vitale
di un’attività fiorente
e il fulcro della nobile arte della stampa.
La scelta di carte particolari
sfrangiate, fruscianti ed esclusive,
la preziosità delle finiture,
la brillantezza smaltata degli inchiostri
e la trasparenza autentica delle filigrane,
viste n controluce,
evidenziano la stampa per eccellenza.

L’incisione manuale delle placche,
la perfezione del rilievo,
il controllo accurato
di ogni singolo stampato,
la maestria di tecnici specializzati
portano a un risultato
unico e inconfondibile.
Nell’arte calcografica,
Pineider è Pineider.

Ho collaborato con Pineider
a cavallo tra i due millenni.
Mi sono semplicemente presentato,
come Artigiano del Simbolo,
spiegando cosa potevo fare per Loro
e cosa potevamo creare insieme.
I responsabili, Marinelli e Salcerini,
hanno compreso la potenzialità
e mi hanno dato piena fiducia.

Il nostro accordo
era sigillato dal Naming
“Incisioni coordinate Pineider-Bianco”.
Da parte mia,
grazie ai contatti che mi offrivano,
mi occupavo di quello che ho sempre fatto:
Creazione del Marchio
e Ricerca della Motivazione Simbologica
affidando, naturalmente,
la stampa del marchio creato
e la relativa immagine coordinata
(biglietti da visita, buste,
carta intestata e biglietti di cortesia)
agli stampatori Pineider 1774,
maestri dell’incisione e della calcografia.

Poi, in seguito ad alcuni cambi
ai vertici dell’Impresa,
vertici diversi dalla dirigenza attuale,
la collaborazione con Pineider è terminata
nel momento in cui
gli interessi erano divergenti
e la mia presenza non era più coerente
con visione e valori originali.

Mi ricordo come fosse ora,
nei primi anni del nuovo millennio,
il momento in cui sono passato
da Piazza Signoria
e ho visto, nelle storiche vetrine,
al posto delle stilografiche
e dei nobili accessori da scrittura,
delle effimere pantofole rosa
disegnate da una stilista americana.

In quel momento, ho sentito che
l’accordo di Bach del 1774
vibrava in altre direzioni.
Mi sono girato verso il sole,
ho guardato il Palazzo Vecchio
che appariva autentico in controluce
e ho continuato sereno
per la mia strada.

Sergio Bianco, Logogenesi

 

 

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