Scritti di Sergio Bianco nel dominio dei Simboli.

Riflessioni su intrecci creativi di Ugo Mulas

 

Ugo-Mulas-intrecci-creativi

 

La Rocca di San Rocco
è un diamante di vetro
sospeso sul mare di Camogli.
La sala superiore ha il soffitto di cielo:
ILCIELOPER.

In questo spazio, in cui domina la riflessione,
sono presenti quattro lettere impercettibili
di metallo lucidato a specchio,
disposte nelle quattro direzioni cardinali.
Le lettere innescano la rotazione
verso la lettura di un Nome che si rivela.

Qui,
Valentina Mulas ha presentato,
a una ristretta cerchia di amici,
il libro dedicato all’opera di suo papà:
Ugo Mulas. Intrecci creativi.

Era presente Francesca Pola,
curatrice del libro e della mostra monografica
a Londra e nel Regno Unito.
Ugo Mulas. Creative intersections.

Francesca collabora da anni
con l’archivio storico di Ugo Mulas
e conosce nel profondo
ogni sfaccettatura della visione
e dell’opera del grande fotografo.

Francesca racconta che per Ugo Mulas
non esiste l’attimo supremo
ma ogni momento della vita
è attimo da carpire
in un fluire continuo
di possibili fotogrammi da cogliere.

Lucio Fontana, Marcel Duchamp,
Giorgio Morandi, Giorgio De Chirico,
Renato Guttuso, Piero Manzoni,
Tancredi Parmeggiani, Alberto Burri,
Mario Schifano, Emilio Vedova,
Pietro Consagra, Fausto Melotti,
Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro…
sono solo alcuni degli artisti ritratti,
insieme alle loro opere,
ai loro spazi di lavoro,
a oggetti con legame significativo,
(come il triangolo equilatero
del cutter di Fontana)
che l’obiettivo di Ugo Mulas sfoca o esalta.

Nella mia immaginazione,
Ugo Mulas è un cercatore d’oro.
È un esploratore
che diventa amico degli indiani,
accede ai loro totem sacri,
comprende il linguaggio dei segni,
cavalca a pelo
e conquista la loro fiducia e complicità
grazie a due verbi essenziali:
essere e fare.
La sua persona e il suo mestiere
gli consentono di setacciare
i ruscelli dell’anima
scoprendo la vena aurea dell’ispirazione.

La copertina ritrae un occhio.
Non è l’occhio dell’artista,
così come si potrebbe intuire.
È l’occhio di Lucio Fontana.
Nella pupilla si riflette l’obiettivo
di Ugo Mulas,
si intravedono le sue mani e la sua figura.
Soprattutto, si rivelano
le sue costruzioni grafiche e fotografiche,
i suoi INGEGNI,
palindromo letterario
che si specchia nei due sensi.

La copertina del libro
è una riflessione costruita ad arte,
svelata in uno spazio
che riflette e fa riflettere,
come un frammento di cielo che,
ingrandito all’infinito,
ti porta alla fonte dei sali d’argento.

Quando Valentina tiene in mano il libro
e lo guarda,
per un insieme di riflessioni,
il suo papà non è di fronte a Lei
ma è a suo fianco.
E questo è un dettaglio assoluto.

È l’ingegno di una persona
che, attraverso immagini immortali
ha scelto un altro modo per essere vicino.

Sergio Bianco, Logogenesi

 

 

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