Dal 1° ottobre 2017, scritti quotidiani di Sergio Bianco.

La rosa del deserto. Museo Nazionale del Qatar.

 

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L’idea e la motivazione
sono, rispettivamente, il primo e il terzo
dei dodici codici della Logogenesi.

Accade, a volte,
che l’idea di un marchio
o, come in questo caso,
l’idea di un’opera architettonica,
si presenti in Natura
e la motivazione derivi
dalla semplice osservazione
di un fenomeno esistente.
Fenomeno colto al volo
e quindi creato artificialmente
oppure evocato
a immagine e somiglianza.

Il focus dell’articolo di oggi
si concentra sulla rosa del deserto.

La rosa del deserto
è un agglomerato di cristalli di gesso
che si aggregano
in lamine naturali e tondeggianti,
più sottili alle estremità.
Queste lamine
si intrecciano e si compongono
come i petali di un fiore.

La rosa si manifesta nel deserto
grazie all’evaporazione di acqua sottostante
che fa cristallizzare il gesso
generando un variegato intreccio armonico
dalle forme affascinanti.

I Nomadi,
alla caccia di questo prezioso trofeo,
vedono affiorare la rosa del deserto
come una ninfea che galleggia
nelle onde di sabbia.
I Nomadi colgono La Rosa
prima che il vento
la seppellisca inesorabilmente
sfaldando la raffinata geometria
e l’armonia del cristallo.

Trovare la perfetta rosa del deserto
è una circostanza connessa alla capacità,
alla sincronicità
e alla Fortuna
di cogliere l’attimo.

Carpe rosam, direbbero i latini…

Dal flusso mutevole
della sabbia e del vento,
si coglie l’illusione
di un fiore perpetuo.

L’architetto francese Jean Nouvel
si è ispirato alla rosa del deserto
per progettare il Museo Nazionale del Qatar.
inaugurato alcuni giorni fa a Doha.

Parleremo domani
di questo capolavoro visionario.

Restate connessi ma non troppo.

Sergio Bianco. Logogenesi

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