Dal 1° ottobre 2017, scritti quotidiani di Sergio Bianco.

La simbologia del museo del Qatar sboccia dal deserto.

 

Qatar-rosa-del-deserto

 

Nell’articolo di ieri
ho parlato della rosa del deserto,
agglomerato di cristalli di gesso
che affiora dalle dune sabbiose
manifestando un armonioso intreccio
di forme tondeggianti irregolari
che evocano i petali di un fiore.

L’architetto Jean Nouvel
si è ispirato a questo fenomeno naturale,
profondamente connesso
all’anima del territorio,
per progettare il Museo Nazionale del Qatar,
inaugurato alcuni giorni fa a Doha.

Con la sua idea visionaria,
Jean Nouvel unisce microcosmo e macrocosmo.

La sua opera, infatti,
realizza il sogno di diventare piccoli
fino ad esplorare, come Alice,
la rosa del deserto originale
incuneando il visitatore in ogni meandro materico,
fino alla più segreta e minuscola  intimità.

Se non siamo in grado
di compiere questo semplice prodigio,
diventando esploratori di cristalli
e riducendo
la nostra persona e i nostri limiti
allo stato molecolare,
possiamo ricevere
la stessa sensazione di meraviglia
visitando dal vivo
e in dimensione reale, l’opera di Nouvel.

Per evocare ciò che Madre Natura ha creato,
Nouvel ha utilizzato
una sofisticata tecnologia d’avanguardia
superando enormi difficoltà tecniche.

Una sfida al limite dell’utopia
risolta intrecciando dischi diversamente inclinati
composti da cemento armato
e rivestiti con fibra di vetro.

Settemila metri quadrati
di spazi espositivi permanenti
e millesettecento metri quadrati
dedicati a mostre temporanee.
In questa vastità architettonica
non esiste una linea dritta.
L’insieme è una sinfonia di curve armoniche
composta dall’archi- direttore d’orchestra
per regalare al visitatore
il privilegio di esplorare spazi sempre nuovi,
volumi sorprendenti e imprevedibili
mai attraversati prima
dal passo e dallo sguardo.

Nel progetto architettonico
sono presenti oltre cinquecento petali
calibrati con spessori irregolari
e realizzati con diametri differenti
che variano dai 14 agli 87 metri.

Nel dominio Logogenesi,
il Simbolo è armonia tra pieno e vuoto.
Nouvel, nel respiro del vuoto,
ha inserito il vetro.
Il vuoto si trasforma quindi
in riflessione di luce.

L’architettura è fuori dalle mie competenze
e preferisco non approfondire
un argomento così vasto in questa sede.

Mi piace concludere l’articolo
con le parole di Nouvel:

“Avevo bisogno di un Simbolo
che mi permettesse di conciliare
la dimensione ancestrale e la modernità,
due elementi che, insieme,
riflettono la storia del Qatar.
E ho pensato a un’architettura naturale,
millenaria,
quella della rosa del deserto,
modellata dal vento, dalla sabbia
secondo un processo di cristallizzazione
che fabbrica forme in modo aleatorio.”

Jean Nouvel, parole sue,
aveva bisogno di un Simbolo.
Chi non ha bisogno di un vero Simbolo?

Il vero Simbolo è la pietra miliare
sulla quale tutto si costruisce.
Purché il Simbolo stesso
racchiuda e concentri in modo autentico
Visione e Valori d’Impresa
e, soprattutto, l’intenzione pura.

È questa la forza del Metodo Logogenesi.

Sergio Bianco, Logogenesi

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