6 Novembre 2017 - Dal 1° ottobre 2017, scritti quotidiani di Sergio Bianco.

Toglietemi tutto ma non il mio Sigillo. Il Potere dei Re.

 

sigillo a cilindro

 

Oggi non parleremo di orologi
ma di qualcosa legato al polso.
Il polso inteso come autorità,
decisione, comando.

Immaginiamo di vivere in altre epoche.
Siamo in Mesopotamia,
quattromila anni prima di Cristo.
Il cibo era conservato in grandi magazzini.
Il portale d’ingresso di questi depositi
era chiuso con argilla.
Sull’argilla
veniva fatto ruotare e scorrere
il sigillo cilindrico
che lasciava la sua impronta
garantendo l’inviolabilità del luogo.
Solo il custode del magazzino
aveva l’autorità di aprire, richiudere
e sigillare nuovamente la porta.

In tempi remoti,
il sigillo rappresentava
il volere del Re,
il suo indiscutibile comando.

Attenzione a questo particolare importante:
il sigillo è la matrice,
l’esemplare unico,
la simbologia incisa capovolta che,
impugnata dal Re in persona,
si imprime di volta in volta sulla ceralacca
a garanzia di un ordine diverso.

La ceralacca con il simbolo apposto
è la garanzia di un singolo ordine.

In questo senso
un cavaliere poteva presentarsi
con il simbolo impresso
su ceralacca del suo Re
e chiedere 88 soldati:
88 soldati
lo avrebbero seguito immediatamente.

Quel simbolo impresso su ceralacca
diventava ancora più forte
della stessa regale persona
perchè ne moltiplicava la presenza
impartendo ordini contemporaneamente
in luoghi diversi.

La prima azione contro un re sconfitto
era infatti quella di sottrargli
il personale sigillo
e quindi l’autorità di comandare.

Anche il sigillo papale,
al termine della vita del Pontefice,
viene infranto con un cerimoniale,
affidando poi il nuovo sigillo
al Papa successivo.

Il Logo contemporaneo
ha la stessa autorità e lo stesso potere
in quanto rappresenta
il volere dell’Impresa, la sua intenzione,
i suoi valori e la visione
concentrati in un segno unico.

Si tratta quindi di un simbolo sacro.
Allo stesso modo,
nella vita quotidiana autentica,
sono sacri i gesti più semplici
che custodiscono la gioia.

Sergio Bianco

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