Scritti di Sergio Bianco nel dominio dei Simboli.

Unicorno e bulino: la forza evocatrice del Simbolo.

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La forza del Simbolo
è la capacità di evocare,
di suggerire, di arrivare alla memoria,
al cuore o alla mente delle persone
facendo scattare
le combinazioni ancestrali del ricordo,
dell’emozione e della ragione.

Nel dominio dei simboli,
la rappresentazione diretta
è considerata un errore,
una banalità
che toglie fascino al messaggio,
toglie forza all’impresa
e offende l’intelligenza del consumatore.

Diversamente,
la rappresentazione iconografica diretta
è perfetta, utile e necessaria
nella segnaletica.
Una croce verde indica la Farmacia.
L’icona stilizzata di un aereo
indica l’Aeroporto.
La lettera P significa parcheggio.
Lo STOP indica che ti devi fermare.
In questi casi, il simbolo iconografico
soddisfa una richiesta comune
e un bisogno impellente e preciso.

Il Simbolo evoca.

L’aquila di Armani evoca
il settimo cielo, la visione olistica,
l’occhio acuto,
la forza conquistatrice
dell’impero romano.

Il cavallo rampante Ferrari,
raffigurato in origine
sull’aereo di Francesco Baracca,
evoca la velocità, il volo,
la potenza dei cavalli motore.

“La vergine e l’unicorno”
è un quadro dipinto
di Annibale Carracci (1560-1609).

Secondo la leggenda,
l’unicorno è simbolo purificatore.
Rende potabili le fonti d’acqua
e può essere avvicinato
solo da una vergine.

Ho creato il simbolo dell’unicorno
per una bottega di maestri incisori fiorentini.

Il corno evoca il bulino,
l’appuntito attrezzo del mestiere
utilizzato per incidere l’acciaio
e creare le matrici
per la stampa calcografica
o per la stampa in rilievo.

Il simbolo evoca
e concentra nel segno unico
la nobiltà di un mestiere antico,
la leggenda della manualità
e il perfetto allineamento
tra mito, amore e conoscenza.

Sergio Bianco, #logogenesi

 

 

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