
Il mandala sommerso.
È Lui l’artista che lo ha creato.
Il periodo blu
è l’unico che Lui conosca
anche se, a volte,
per effetto della rifrazione,
tale periodo appare verde smeraldo
come la tavola diamantina
che unisce micro e macrocosmo.
Infatti, la corrente artistica
alla quale Lui appartiene è fluida.
I critici del suo mondo sono squali.
Le sue opere sono performance
destinate a lasciare una traccia
tanto impermanente nella materia
quanto profonda
nella memoria e nel cuore.
Lo strumento
per realizzare la sua arte,
lo acquista alla nascita,
all’emporio delle sirene.
Quello strumento,
è contemporaneamente
pennello,
intuizione,
bulino,
istinto,
sgorbia,
maestrìa,
penna…
o pinna che sia.
Come Pablo Picasso (cm 163)
arrivò a dipingere
la sconfinata tela di Guernica,
Lui,
incurante del proprio corpo (cm 12)
si sorprende ogni volta
a creare mandala sommersi
fino a due metri di diametro.
Non lavora su commissione;
non tiene conto del Banco del Fugu;
ignora i sondaggi della cresta dell’onda.
Lui fa.
Il nome impronunciabile
del nostro artista
è Torquigener Albomaculosus.
Lui è un pesce palla,
vive nei mari del Giappone,
acqua di millenaria cultura
ed è l’unico al mondo
ad aver sviluppato
questa tecnica così raffinata.
Nessuno e neanche Nettuno ci riesce.
In apparenza
sembra un pesciolino normale
ma, in pratica,
Lui è tanto normale
quanto l’università di Pisa,
fucina dell’eccellenza del pianeta.
Infatti,
solo un piccolo genio,
può inventare capolavori come i suoi,
considerando i mezzi disponibili
e le circostanze.
Mentre i cerchi nel grano,
con l’abbattimento frequenziale delle spighe,
sono apparsi in maniera istantanea
disegnando in natura
precise forme vettoriali,
l’opera di questo artista
dei fondali marini,
si completa in un arco di tempo
che varia da sette a nove giorni.
C’è quindi un abisso
tra il lavoro meccanico di un plotter
attivato da tecnologia sconosciuta
e il suo lavoro artigianale così sapiente.
Un lavoro antico, dal sapore contadino,
con i segreti del mestiere
custoditi negli scrigni awabi di madreperla
e trasmessi,
di generazione in generazione,
nella scuola perpetua della vita.
La performance del nostro artista
è documentata da dettagliati video
che testimoniano, minuto dopo minuto,
giorno dopo giorno,
la creazione dei solchi,
simile all’aratura dei campi
e la formazione grafica del mandala.
Dopo aver scelto
il sito più favorevole,
ovvero lo spazio espositivo più bello,
Lui inizia a tracciare segni sulla sabbia
utilizzando una delle sue pinne.
Nella sua mente,
grazie alla visione olistica,
esiste già il disegno complessivo
che l’artista esegue e persegue
valutando le sezioni circolari,
l’equilibrio tra pieno e vuoto,
la simmetria e il fulcro visivo.
Il nostro eroe,
coreografo e danzatore,
infrange il proverbio
“tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
Infatti è proprio l’elemento acqua,
memoria di conoscenza primordiale,
lo spazio in cui si muove
con padronanza assoluta.
In ultimo,
Lui decora i bordi della struttura
con frammenti di corallo
e cocci aguzzi di conchiglia
posizionati in modo poetico
come nei versi di Montale.
Lui è maschio.
Chissà cosa gli balena in mente
nell’attimo della creazione?
L’impulso che lo spinge ad operare
è una viscerale idea di bellezza
unita ad amore e conoscenza.
La meraviglia del mandala
ha il fine di attrarre la femmina
che rimane magnetizzata
dalla bellezza dell’opera
come la fornarina dinnanzi
alla tela di Raffaello;
come Kandinsky
dinnanzi alle grandi tele
di Hilma af Klimt,
avanti cinque anni luce rispetto a lui;
come un orchestrale
dinnanzi alle mille bolle blu;
come qualsiasi essere
che si arrende
di fronte ai misteri di Madre Natura.
Immergiamoci ancora
nel mare dell’amare.
Il nido in forma di mandala
appartiene ad un rituale sacro
creato ad hoc, una volta sola.
La femmina depone le uova
proprio al centro del mandala,
fulcro visivo del Simbolo
dove si concentrano sguardo e attenzione.
Gli stessi solchi di sabbia fine
riducono l’impatto delle correnti marine,
rivelano l’abilità del costruttore,
influenzano, di conseguenza,
la scelta finale della femmina
e servono da protezione
per la vita che nascerà.

Oggi, grazie a questo artista
visualizzato dalla freccia bianca,
vi ho parlato di Logogenesi,
la costruzione matematica del simbolo,
la geometria sacra,
l’attrazione fatale per la bellezza,
il Logo unico ed esclusivo creato su misura,
l’arte di influenzare le scelte dell’osservatore,
i riscontri pragmatici nel quotidiano,
la visione eterna di una epica Impresa
in questa vita unica e irripetibile.
C’è un ultimo aspetto importante.
Le persone sono esseri superficiali
che raramente esplorano la profondità:
non conoscono sè stessi.
Ma non sempre è così.
Come poteva immaginare LUI,
il nostro artista,
che un essere umano,
appassionato degli oceani,
avrebbe inventato
una muta nera
come l’inchiostro del polpo,
una maschera per respirare
con vitali bollicine,
e un clic ingegnoso
per cristallizzare il movimento
e rivedere all’infinito
quello che gli occhi non possono fermare?
Questo miracolo è vero
e l’arte impermanente di un pesciolino
fuori da ogni logica di mercato,
anziché restarne imbrigliata,
si è diffusa nella rete
finalmente utile
per catturare l’attenzione
sulle notizie belle.
E anche questo aspetto
è connesso a Logogenesi,
alla creazione,
alla nascita:
l’atto incosciente e magico
di dare alla luce
nel buio degli abissi.
Sergio Bianco#logogenesi
3 risposte
Forse la forma più alta
dell’amore
è proprio questa:
creare bellezza
affinché un’altra vita
possa trovare
il suo spazio.
E quando due persone
condividono
questa direzione,
la loro danza continua
anche in ciò
che lasciano nascere.
Dove si pone il limite tra una necessità per la specie ed un fenomeno artistico?!?
Come il Maestro Torquigener ci insegna l’arte non è decorazione ma necessità, solo le opere necessarie sono opere d’arte pienamente, per la sopravvivenza della specie sempre! Nulla è più necessario dell’arte per sopravvivere, così immagino che per Sergio Bianco un logo debba essere necessariamente buono per fare sopravvivere l’impresa