
ASA NISI MASA
“Vorrei morire sognando di vivere.”
Parola di Federico Fellini.
Il Maestro non amava le interviste
e aveva ragione,
come dimostrano alcuni video,
consultabili in rete,
nei quali i giornalisti di turno
ponevano le domande più banali
senza cogliere l’occasione
di scandagliare il tesoro sommerso
di un visionario
capace di scarabocchiare
e poi realizzare
universi immaginati.
Soprattutto capace di coinvolgere
centinaia di persone,
produttori, investitori,
dive del cinema,
attori, comparse,
musicisti, truccatori,
tecnici e maestranze
coesi ed attratti
dal seducente magnetismo
di un disegno onirico indefinibile
che lui solo, il Mago,
aveva il potere
di plasmare, domare e dirigere.
Invece,
oltre alla questione sul significato
del latte di rinoceronte,
epilogo del film “e la nave va”,
le domande erano di questo calibro:
Quale è il suo colore preferito?
Quale pittore ama maggiormente?
In quale città vorrebbe vivere?
Eppure Fellini,
nonostante il dichiarato imbarazzo,
riusciva sempre a trovare
la risposta insolita,
geniale, inaspettata,
come un trentadue
che appare alla fine di dicembre.
Tre esempi.
Prima domanda:
Quale personaggio storico predilige?
Fellini estrae dal cappello
questa risposta:
“Pipino il Breve.
Mi sono sempre chiesto
come avesse fatto
con un nome del genere
a diventare RE…”
e perfino padre di Carlo Magno,
aggiungo io.
Approfondendo, ho poi scoperto
che il termine BREVE
non era riferito solo alla statura
ma anche alla rapidità
con cui l’eroico Pipino,
sul campo di battaglia,
prendeva le decisioni vincenti.
Resta comunque,
soprattutto per quei tempi,
il diminutivo fallico
di scarsa virilità.
Nome e Logo imperfetti
possono anche corrispondere
ad un certo grado di successo
dell’Impresa, persona,
prodotto o azienda che sia,
che comunque,
avrebbe potuto conseguire
risultati ben superiori
eliminando la zavorra
di un Nome o di un Marchio
sterile e depotenziante.
Torniamo a Fellini.
Seconda domanda:
Chi ammira di più nella vita reale?
La risposta di Fellini
è perentoria come un rigore
che spiazza il portiere.
“l’orologiere Aurili.
Avevo una vecchia pendola in casa
che non funzionava più.
Altri tecnici
erano venuti per riparla
consigliandomi di buttarla via.
Poi è arrivato Aurili,
ha estratto dalla borsa
un piccolo cacciavite
e ha iniziato ad operare
con assoluta cura e dedizione.
In quell’ora di prezioso tempo,
era arrivato perfino a parlare
con il vecchio orologio
esortandolo a tornare a fare la pendola.
Poi quando stavo per uscire
ed ero sulla soglia di casa
ho sentito il classico rintocco,
don, don, don…
La pendola era tornata in vita.
Percorrendo a piedi
un tratto di strada insieme,
Aurili mi ha raccontato
del suo rapporto con gli orologi
e non so quale scrittore
avrebbe potuto inventarsi
una proprietà di linguaggio
così poetica, delicata e precisa.
Ammiro chi fa bene il proprio mestiere”.
Per me, Artigiano del Simbolo,
ascoltare come risposta,
in diretta nazionale,
questo racconto di Fellini
è un lampo di felicità
che mi fa tremare.
È la missione di Logogenesi
concentrare visione e valori
nel segno unico
ed unire idealmente
la linea orizzontale della materia,
con la linea verticale dello spirito.
Significa operare nel quotidiano
trasformando i gesti minuti
in splendore,
il lavoro più semplice
in un semplice capolavoro.
È proprio questa l’ANIMA
che si rivela criptata
in una parola serpentina
scritta col gesso bianco
alla lavagna della scuola
nel film 8 e mezzo.
ASA NISI MASA
Questo termine è il principio primo,
la formula iniziatica,
la chiave del sogno.
Ma quale è il confine
tra sogno e realtà?
Nel contrasto equilibrato
tra le forze opposte,
magari è proprio la domanda banale
a innescare l’inatteso.
Magari il colore preferito
dal grande regista è quel verde
prediletto dall’amico Gustavo Rol.
Magari il pittore preferito
è lui stesso,
con i suoi schizzi estemporanei
che diventano grotteschi abiti di scena
cuciti con l’ago del colore.
E la città?
Inutile domandarglielo.
Fellini viveva già
nella sua città preferita:
aveva creato
il suo mondo ideale a Cinecittà.
Lì era libero di deformare la realtà
per rappresentare il sogno,
la sua visione onirica,
la bugia attendibile
della sua esistenza.
La vita è un cerchio.
Evocando il paradosso
del taoista Zhuang,
una farfalla si posa
su un uomo addormentato
che sogna di essere farfalla.
Una pellicola da 35 millimetri
si posa sulla pagina
di un libro sui Maestri del cinema
aperto ad ali di farfalla.
Taglio di luce radente
e scatto con diaframma 8,
anzi, 8 e mezzo.
Terza domanda:
In che modo vorrebbe morire?
Ecco la risposta del Maestro:
“Vorrei morire sognando di vivere”.
Sergio Bianco #logogenesi
5 risposte
Grazie Sergio questo articolo è così bello, Aurili rappresenta le persone normali che salvano il quotidiano, lontano dai miti violenti e ingombranti della nostra epoca
Grazie Valentina! Aurili trasforma i gesti minuti in splendore.
Il sogno è la memoria
di un futuro
che scalpita
per essere vissuto.
Aspetto Bartali scalpitando sui miei sandali. Costruzione e attesa.
Che bellezza caro Sergio! La maestria si nasconde anche in risposte inaspettate a domande tutto sommato banali! E poi … ti ha nominato in qualche modo e una volta saputo che esiste Logogenesi, non puoi più non pensarci! Un abbraccio grande grande