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Scritti di Sergio Bianco nel dominio dei Simboli.

Il suono della carta: sinfonia per strumenti fragili.

 

 

“Conosci il suono di una foglia?
Dalla primavera all’autunno
il suo fruscio cambia.
Parola di vento.”

Youth (la giovinezza)
è un film di Paolo Sorrentino
dell’anno 2015.
Fred Ballinger, celebre compositore
e direttore d’orchestra,
si ritira in Svizzera per rigenerarsi
nella quiete di un lussuoso albergo.
È nella fase finale,
assorta e contemplativa
della propria vita.
Fred ama sentire tra le dita
la carta rossa di una caramella.

Quanti di noi, da bambini,
appena scartata la dolce-cara,
si sono soffermati a giocare
con quel rifascio lucente…
Potevi piegarla ai tuoi desideri,
creare anelli,
aeroplani dei microcieli,
caramelle vuote
per vedere di nascosto
l’effetto che fa…

Aprirsi ai cinque sensi
è anche questione di tatto,
saper ascoltare
la voce primordiale,
il suono circostante.

Il fruscìo dei primi giornali
stampati in bianco e nero;
il suono vergato
del pennino stilografico;
il soffio della bicchetta magica
sui taccuini da viaggio;
il suono dei fogli intrisi
di sale e di sole
del mio primo manoscritto
sulla potenzialità dei Simboli,
convogliati poi
nel libro Logogenesi
che si apre, pagina dopo pagina
a svelare il metodo e alcuni segreti:
in primis la formula del SONOS.

E ancora,
il suono della carta che canta,
sfrangiata, martellata, goffrata,
lavorata a mano
fino ad arrivare alla onion skin,
così leggera
che solo i Maestri Tipografi
sono in grado di domare
stampando ad arte
messali, vangeli, testi biblici
e, oltre lo stretto indispensabile,
la carta colorata che rifascia
le arance di Sicilia.

Porte aperte
ai suoni delle circostanze.

Il libro usato
“La Provence de Cezanne”
che ho trovato per caso,
riproduce in formato orizzontale
(cm 42×30)
i dipinti del Maestro.
Sono quadri di natura
nella quale Cezanne si immergeva
dipingendo all’aperto
fino a trovare
la vita eterna nell’opera
e la morte
nella sua fragile salute.
Ebbene,
sfogliando le pagine di questo libro
stampato da una sola parte
su carta onion skin,
puoi sentire il frusciare delle fronde
scompigliate dal vento.
E poi,
in ogni retro pagina non stampato,
puoi scorgere, in semitrasparenza,
l’immagine opposta
come se fosse la dissolvenza
di un ricordo lontano.

La magìa del suono.

Il frusciare della retìna
quando la palla da basket
si infila senza toccare il ferro.

La ghiaia di casa
sotto le ruote della bici.

Lo scatto
che cattura il tuo obiettivo.

Il passo che danza
nel bosco d’autunno.

Lo schioccare tra i denti
di un acino d’uva.

Il sughero che sfrega
il collo interno della bottiglia
un attimo prima di essere stappata.

Il miracolo del fiammifero
con il suo sfavillante minuto
di luminosa vita.

La fragranza del pane quotidiano.

Il fremito più intimo.

La giovinezza.

Tornando a Fred Ballinger,
quella frusciante carta rossa
tra pollice e indice,
era musica scandita,
un ritmo sonoro
che il direttore
sapeva impartire e modulare
col rigore di un metronomo.

Fred viveva negli spazi opachi
del mondo terreno
e generava teatri immaginari,
nuovi palcoscenici
dove era il gioioso protagonista
dei suoi concerti interiori.

A volte erano semplici “a solo”
con la persona che aveva di fronte,
l’amico regista, la figlia,
il dieci più famoso
nella parabola del calcio,
gli ospiti illustri dello stesso albergo,
altre volte erano sinfonie
per un complesso di orologi,
pendole, e meccaniche a cucù
che Fred ascoltava e orchestrava
con precisione assoluta.
Per arrivare infine
ad un concerto
per campane e campanacci
in mu maggiore
diretto con incantevole naturalezza
nei pascoli delle montagne svizzere.

La gola della montagna urla?
Conosce veramente il silenzio
o è disturbata dal battito
del nostro cuore?
Il silenzio ha un suono?

I Nomi contengono il suono?

Kodak, cinque lettere,
si apre e si chiude
con la stessa K
ed evoca lo scatto fotografico.

Nel mondo della moda,
quando penso a CHANEL,
mi sembra di sentire
gli abiti di Coco
che fendono l’aria d’attesa,
meraviglia e stupore
tra due ali di celebrità
nel debut serale della sfilata.

Paradossalmente,
mi chiedo come mai,
in lingua tedesca,
una delle parole
dal suono più seducente,
SCHEISSE,
corrisponda invece
ad un significato volgare.

È quindi il MODO
che trasforma il senso della parola.

Concludo
con il fruscio delle stelle del mattino,
titolo del libro di Vadim Zeland.
Per l’autore,
quel suono delle stelle
è l’arte di ascoltare
la voce senza parole,
la riflessione incondizionata,
la musica senza volume
che corrisponde
alla voce interiore
orientata verso le aspirazioni
più nobili e più alte.
Il Transurfing per Vadim Zeland
è la capacità di scivolare
sulle onde del quotidiano
cavalcando con leggerezza
dal principio della vita
al suo sacro fine.
È così.

Sono partito
da un pezzetto di plastica
minuscolo e dal colore acceso
per giungere
allo spazio più ampio
che si possa immaginare
così da abbracciare
micro e macrocosmo.
Il progetto di sonificazione
della NASA
traduce le immagini della galassia
in un suono
che evoca il frinire notturno
di un coro polifonico di grilli.
Se questo è vero,
sdraiandoci su un prato,
il mistero dell’UNI-VERSO
sarà molto vicino al nostro cuore.

Il fruscio,
il brivido,
il sussulto,
l’anelito,
il fremito,
sono fenomeni sottili
trascurati dai distratti
e apprezzati dai più sensibili.

Tutti possiamo essere
direttori d’orchestra,
dirigere la vita
che ci scorre tra le dita,
battere il tempo,
dominarlo e poi scatenarlo
fino a renderlo libero,
confidare nel Simbolo
che concentra visione e valori
nel segno unico
e soprattutto,
possiamo trasformare
il sottile in spesso,
il fenomeno estemporaneo
in perenne e costante presenza.
Spesso e Volentieri.

In questo modo,
quel semplice fruscìo
che nasce da strumenti fragili,
non si avvertirà
in modo sporadico e casuale
ma diventerà una sinfonia,
la colonna sonora
portante e fondamentale,
della nostra magica
e irripetibile esistenza.

Sergio Bianco #logogenesi.

Testo originale scritto a mano
nella spiaggia di Camogli
giovedì 22 ottobre 2026
in una splendida giornata di sole.

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