
Se è vero
che anche i muri hanno un’anima,
allora capisco
cosa possano provare
le sale dei gloriosi cinema
trasformate in supermercati.
Quei muri,
scrigno comunitario dei sogni,
abbracciavano l’oscurità
e cullavano l’attesa:
il piacere trepidante di aspettare
che il buio in sala fosse trafitto
da una proiezione di luce,
portale di mondi immaginati,
il cui fluire
era interrotto da nulla.
In quei film
scappavi di fronte alla locomotiva,
soffrivi per amore,
provavi la pazza gioia,
avevi paura di una porta socchiusa,
esploravi mondi sommersi,
ridevi con le lacrime agli occhi,
mangiavi la polvere sulla diligenza,
precipitavi senza farti male,
ad occhi aperti, sognavi.
Oggi quei muri,
per uno scherzo del destino,
possono dire di aver visto
maschere tramutate in commesse,
dolly in carrelli per la spesa,
epiche imprese
in promo commerciali,
eroi della celluloide
in testimonial del caffè
su poster di cellulosa.
In quello spazio perduto
tutto si è evoluto ma in senso contrario:
Moby Dick si è trasformato in pesce surgelato,
La Dolce Vita in merendine zuccherose,
I Tre Moschettieri in due per tre,
Via col Vento nell’aria condizionata.
Solo il Padrino è rimasto sé stesso
per vie delle offerte
che non si possono rifiutare…
Captando questo disperato messaggio,
lo scrittore orale,
come un tipico saLumière romagnolo,
porta la mano
verso la parte superiore dell’orecchio
e tira fuori il diamante:
un piccolo lapis.
Il diamante è un minerale
costituito solo da carbonio.
Anche la graffite,
anima della matita,
è un minerale
costituito solo da carbonio.
Tra diamante e graffite
cambia solo il MODO
in cui si cristallizzano.
È il MODO che rende ogni cosa preziosa.
Per questo motivo Parlacomemangi,
papillante bottega
del mio amico Guido,
è un luogo magico.
È il MODO cha la rende tale:
una sartoria dei sapori
che sceglie e persegue il genuino
come se fosse l’ultima sala
di un glorioso cinema
che rifugge la triste conformità
di essere SUPER.
Guido è stato un pioniere
nel comprendere il metodo Logogenesi.
Guido è un interprete vivo
del codice del racconto:
ogni giorno gira in diretta Amarcord
con la maestrìa di Fellini.
Scopre i talenti del gusto
portandoli sulla scena come attori
nella loro naturale purezza.
Il chiostro della musica è Cinecittà.
La parola d’ordine è: “Gradisca…”
I suoi salumi, i suoi formaggi,
le sue specialità
e i suoi vini selezionati
dalla mascotte Guidovino,
(il tappo che sa di vino)
scrivono la storia dell’Italia,
ogni giorno, con dedizione,
qualità assoluta,
amore e conoscenza.
Poi la matita,
il prezioso lapislazzulo,
aspirante diamante,
ritorna sull’orecchio,
in equilibrio perfetto
con i molteplici significati del simbolo:
la bocca sorridente,
la lingua che enfatizza il gusto,
la cultura della parola,
la lentezza della chiocciola slow-food,
il ricciolo della vite,
il becco goloso dell’assaggio,
il naso dell’intenditore raffinato,
la maschera della commedia dell’arte
e la spirale ipnotica
che comprende l’arte di ascoltare.
Sergio Bianco #logogenesi
3 risposte
Questa semplice metafora dei minerali carboniosi conferisce valore alla capacità di reinventarsi e di dare nuovo significato alla propria esistenza.
Per un pugno di bollini.
Quando Superman si accorse di averla corta.