
Luca Pacioli. De divina Proportione.
Nel 1998 mi sono recato a Milano,
alla biblioteca Ambrosiana
e ho incontrato,
con i miei cinque più fidati collaboratori
(i cinque sensi),
uno dei tre manoscritti
originali esistenti
del libro “De Divina Proportione”
di Luca Pacioli.
De Divina Proportione
è un trattato sulla sezione aurea,
pubblicato nel 1509 a Venezia
da Paganino Paganini.
I poliedri solidi e vuoti
che appaiono nel libro
sono tavole meravigliose
disegnate da Leonardo da Vinci.
A casa di Luca Pacioli, quindi,
c’erano i disegni di Leonardo.
Significa che Luca e Leo
si saranno incontrati,
avranno scambiato idee e prospettive,
tracciate magari sul celebre taccuino L,
avranno respirato
sopra quei testi scritti a mano
e quei disegni:
un anelito di amore e conoscenza
per arrivare a completare un’opera
che lascia senza fiato.
Solido e vuoto,
denso e fluido,
materia e spirito.
Luca Pacioli
si rivolse quindi a tre amanuensi
e fece realizzare
tre copie del trattato.
La prima copia,
dedicata al Duca di Milano,
è conservata
presso la Biblioteca Civica di Ginevra.
La seconda copia,
donata da Luca Pacioli
a Gian Galeazzo Sanseverino,
è custodita, appunto,
nella biblioteca milanese.
La terza copia,
offerta a Pietro Soderini,
è andata perduta.
Mi incuriosisce questo Soderini…
Magari le circostanze,
magari eventi di forza minore,
magari ha dato priorità
all’urgente anzichè all’importante,
magari non ha dato il giusto valore…
Fatto sta che Pietro,
(diglielo tu al terzo amanuense..)
il libro lo ha perso.
Non giudico ma osservo:

Il ritratto di Pietro rivela la sua anima.
Il ritratto non è una foto colta al volo
nella quale il soggetto può venire male,
con un’espressione non voluta.
Il ritratto è ponderato dal pittore
che vuole cristallizzare sulla tela
l’essenza del committente
dopo ore ed ore di posa e di lavoro.
Il committente si riconosce,
sceglie di accettare quella espressione,
e rende il quadro
di dominio pubblico.
Il suo stemma di famiglia,
tre massacri di cervo d’argento
su campo rosso,
rivela visione e valori.
Il cranio del cervo,
in araldica si definisce massacro.
È così.
Anche in questo caso
lo stemma è scelto, approvato
e diffuso nel mondo,
agli occhi di tutti,
anche delle generazioni future.
Ecco, ho mostrato il Logo
e lo stemma di una Impresa del passato
che ha lasciato un segno nell’universo:
è riuscita a perdere un bene prezioso
e a mostrare, con involontaria coerenza,
il peggio di sé.
Lo stesso fenomeno distruggente
accade con i marchi di Imprese contemporanee
sbaragliati dai tanti dilettanti
ed approvati senza la minima cognizione.
Torniamo al principio.
La prima immagine di questo articolo
è scattata con diaframma 8,
da me, Artigiano del Simbolo.
Il taglio naturale della luce del mattino
entra dalle stecche delle persiane
e accarezza le pagine del libro aperto.
La luce avanza, secondo dopo secondo,
e ho scelto io,
appostato come un cacciatore dell’anima,
il tempo esatto della cristallizzazione.
Il libro è una copia del “De Divina Proportione”
stampato fedelmente
negli stabilimenti di Amilcare Pizzi.
Ho comprato questo volume
in un mercatino
trovandolo, per caso sincronico,
in mezzo a oggetti di scarso valore.
Ho scattato la foto al volo
e l’ho pubblicata alle 5,55.
L’articolo finisce qui
e contiene fin troppi elementi:
La dimensione aurea,
la sincronicità,
l’accedere dell’alba che elenca gelsi,
gli incontri delle persone,
le affinità elettive,
l’anelito vitale,
il conferimento del valore,
la stima,
la connessione con la politica
nel bene e nel male,
ma soprattutto l’Attenzione
verso la vita di ognuno,
unica e irripetibile.
E infine,
l’arte di tramandare bellezza.
Nei prossimi giorni parleremo
della divina proporzione,
la sezione aurea,
connessa ai Simboli
creati in virtù dei codici della Logogenesi.
Sono informazioni preziose
che hanno il potere
di porre l’Impresa
nelle condizioni ideali
per avere successo.
Quando ricevete un dono di Valore,
in forma di opera, gesto,
esempio, sorriso
sfida dell’antagonista
o amore incondizionato,
custoditelo con cura e attenzione.
Non perdetelo.
Sergio Bianco #logogenesi
2 risposte
Sergio, il tuo articolo è un tesoro di riflessioni che collega pagine della storia al presente e ci ricorda di custodire i doni preziosi della vita.
Ciò che riceviamo
acquista Valore
quando sappiamo riconoscerlo,
custodirlo
e tenerlo vivo oltre noi.
Forse è questo
Il bene più prezioso
da tramandare.