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Scritti di Sergio Bianco nel dominio dei Simboli.

Gerda Taro. Percezione della notizia e marketing

 

 

Vita e morte di Gerda Taro.

La vita è unica e irripetibile.
Vita e morte si abbracciano
e si compenetrano perfettamente
nel simbolo Yin Yang.
Vita e morte,
intese come ciclo di rinascita
e impulso per una nuova energia,
sono bilanciate nel segno unico.
In questo senso,
la morte che sopraggiunge
nel compimento della leggenda personale
(così la definisce Paulo Coelho
nel libro L’Alchimista),
fa parte del gioco.
L’alpinista che sfida le montagne
e precipita,
nella sua drammatica caduta,
è consapevole di questo rischio.
Il funambolo sospeso
tra le torri di New York,
compie la sua epica impresa
grazie alla vicinanza della morte
che danza sul filo insieme a lui.
Il medico,
in missione umanitaria,
che lavora in zone pericolose,
opera in equilibrio
tra vite che salva
e vita che rischia:
la sua.
Perfino il ladro
che entra in casa altrui
violando uno spazio sacro,
deve mettere in conto
anche la reazione più estrema.

Non conoscevo Gerda Taro
fino al giorno in cui ho letto
queste parole su WiKipedia:
Gerda Taro
è stata una fotografa di guerra.
Compagna di Robert Capa,
ha stabilito con il reporter
un sodalizio professionale.
Morì a 26 anni
travolta da un carro armato
durante la guerra civile spagnola.
Divenne così un mito
come donna rivoluzionaria e coraggiosa,
caduta per le proprie idee
e per il suo lavoro.

In particolare, la frase
“morì a 26 anni
travolta da un carro armato”
mi ha colpito come un titolo in prima pagina
ed è stato l’impulso
che mi ha spinto a comprare il suo libro:
Robert Capa, Gerda Taro.
La fotografia, l’amore, la guerra.
Dario Cimorelli Editore.

In realtà,
la dinamica della morte,
è leggermente diversa.
Il 25 luglio 1937,
Gerda Taro si reca,
con il giornalista Ted Allan,
a Brunete dove si trovano coinvolti
in una drammatica ritirata.
Entrambi si aggrappano
a una camionetta in movimento
ma nella confusione il mezzo
viene urtato da un carro armato.
Taro rimane gravemente ferita
e muore il giorno dopo in ospedale.
Con tutto il rispetto
per il coraggio e la passione di Taro,
in presenza di un altro titolo
e di una narrazione più veritiera,
non avrei comprato il libro.
Nella prima narrazione
si immagina una donna eroica
che, pur di essere vicina
al teatro di guerra,
si fa travolgere
da un carro armato nemico.
In questo caso,
la donna è un vettore sprezzante
che procede in avanti,
contro tutto e contro tutti.

Nella seconda narrazione
si immagina
una donna giustamente in fuga
aggrappata e un automezzo che,
nella confusione,
viene scontrato da un carro armato.
In questo caso
la donna è un vettore incerto
che procede all’indietro.

Quale idea si avvinghia nella tua mente?
Dipende da quale narrazione vuoi seguire.

Questo articolo si concentra
sul potere e sull’influenza della narrazione.
Il marketing, inteso in senso ampio,
puoi pungolare il lettore
ad acquistare un libro,
a seguire una ideologia,
un farmaco spacciato per la tua salute,
una moda,
una tendenza politica o economica.
Così funziona la comunicazione.
Basta un titolo e una foto
per inviare un messaggio a destra o a sinistra.
Occorre che le parole del titolo
siano accuratamente scelte
in base all’espressione del protagonista
(ritratto anche in una foto d’archivio del passato(
e il gioco è fatto.
La notizia, vera o falsa che sia,
è divulgata
e le persone con coscienza fragile
potranno facilmente essere pilotati
nella direzione desiderata.
Così funziona la comunicazione.
Così funziona il mondo dei simboli.
Il simbolo non è solo un segno grafico.
Il Simbolo può essere un suono,
una parola, un titolo,
un’immagine,
un’idea che si insinua nella mente.

 

 

Concludo collegandomi con INCEPTION,
film memorabile di Christopher Nolan
con Leonardo DiCaprio
tra i protagonisti.
Ecco in sintesi la trama orientativa:
Un agente, con abilità fuori dal comune,
che ruba segreti aziendali
attraverso l’uso della tecnologia
di condivisione dei sogni
ha il compito inverso:
inserire un’idea
nella mente di un importante CEO
per indurlo a dividere
l’Impero finanziario del padre.

In una scena del film,
DiCaprio chiede, con l’espressione
di chi conosce bene la risposta,
quale sia il parassita più resistente.
E infatti DiCaprio risponde a se stesso:
È l’idea!
Un’idea resistente,
altamente contagiosa,
quando si impossessa del cervello,
è quasi impossibile sradicarla.
Un’idea pienamente formata,
pienamente compresa,
si avvinghia Qui.

E il grande Leonardo,
con il dito indice,
punta la sua fronte:
la mente.

La mente che percepisce l’idea
in virtù
della diversa narrazione:
un titolo
e un vettore simbolico
che procede in avanti
oppure in direzione opposta.

Sergio Bianco #logogenesi

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