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Scritti di Sergio Bianco nel dominio dei Simboli.

Le Quattro Stagioni in 44 sec. Violare la purezza del sacro

 

 

Le Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi
comprende quattro concerti solisti per violino.
L’opera, pubblicata nel 1725 ad Amsterdam,
è stata composta dal Maestro due anni prima.
Le Quattro Stagioni comprende:
Concerto N°1 in MI maggiore, la Primavera.
Concerto N°2 in SOL minore, l’Estate.
Concerto N°3 in FA maggiore, l’Autunno.
Concerto N°4 in FA minore, l’Inverno.
L’esecuzione delle Quattro Stagioni
ha una durata temporale media
di 44 minuti così suddivisi:
Primavera 11, Estate 12, Autunno 12, Inverno 9.
Nel corso dei secoli
ci sono state innumerevoli interpretazioni,
eppure l’opera è rimasta la stessa,
fedele allo spartito originale,
così come, trecento anni prima
è stata concepita dal Maestro.

Se un musicista contemporaneo,
desideroso di fare una performance,
decidesse, in un evento pubblico,
con i suoi strumenti elettronici,
di suonare Le Quattro Stagioni
aumentando la velocità,
generando una frequenza
disturbante per la nostra acqua (75%)
e concludendo l’opera in 4 minuti,
anziché 44,
a mio parere non sarebbe libero di farlo.
Immagino che Masaru Emoto
sarebbe d’accordo con me.

Allo stesso modo Valentino Rossi,
mitico centauro
con gambe di gomma pneumatica
e testa di casco integrale,
non è libero di rombare in moto
a duecento chilometri all’ora
sotto i portici di Bologna.

E ancora,
per la stessa illuminata ragione,
l’artista statunitense Keith Haring
non sarebbe stato libero di deturpare
le colonne del Partenone
decorandole con il tratto nero
dei suoi graffiti.
Gli Dei dell’Olimpo
e la logica del buon senso
non lo avrebbero consentito
e lo stesso Keith,
per la legge del karma,
avrebbe corso il rischio,
di diventare un omino nero
incenerito dal fulmine di Zeus.

È una questione di rispetto,
nei confronti di ciò che è sacro:
Il ciclo delle stagioni in natura,
Il ciclo nel tessuto urbano.

Dal tempio passiamo al tempo.
Dove porta la velocità?
Ha senso arrivare prima
se non sei in grado di cogliere
i dettagli del percorso?
A volte si:
ha senso se guidi un’ambulanza
o in caso di vitale necessità.
In altri casi
è proprio la lentezza
o addirittura la fermezza
a condurti lontano.
Quindi sono le circostanze
che determinano i risultati
e le regole civili del comportamento.

Nel 2007 ho creato per Tashigar Norte,
Centro della Comunità Dzogchen
situato all’Isla Margarita, in Venezuela,
il Logo della tartaruga alata.
La tartaruga, in mezzo ai due scudi,
è mediatrice tra cielo e terra
ed è simbolo di lunga vita
e di saggezza interiore.
La tartaruga alata che ho disegnato
è un ossimoro che genera
un potente e memorabile contrasto
e rappresenta l’arte
di equilibrare le forze contrapposte,
nel caso particolare,
lentezza e velocità.

Secondo le parole di Bruno Munari,
artista e designer italiano (1907 – 1998),
non c’è differenza tra un fuoco d’artificio
e l’esplosione di un seme che diventa albero.
È una immagine al rallentatore
che si consuma in un secondo
oppure in cento anni.
Lentezza e velocità si compenetrano
Immaginando una variazione temporale.

Oggi alcune persone
vivono come il Bianconiglio
nel paese delle meraviglie:
corrono con un orologio a cipolla nel gilet…
una cipolla che può far piangere.
Hanno fretta perché è tardi, è tardi, è tardi….
Attraverso gli schermi piatti
ascoltano messaggi, testi e talvolta poesie
accelerate per fare rima con prima.
In questo modo,
restando nell’ambito letterario,
distruggono la sacralità,
l’espressione poetica,
Il necessario respiro,
l’attesa,
il dosaggio di ogni attimo.
Paradossalmente, queste stesse persone
che abbreviano i sentimenti (tvb),
ripetono più volte e inutilmente
la stessa frase
e, per dare conferma,
dicono “assolutamente Si” (15 lettere)
pur avendone a disposizione due,
così chiare ed essenziali: Si.
Raramente le persone in perenne ritardo
scelgono di svegliarsi prima del sole
per godere l’ebbrezza dell’anticipo
e per contemplare alberibelli.

Ho parlato di sacralità.
Andiamo a Vienna.
Siamo nel 1832.
Un apprendista pasticcere di sedici anni
deve sostituire lo chef malato;
quella sera ci sarà un cena di gala
organizzata da un principe.
Il nostro giovane eroe,
Maestro del caso sincronico,
inventa una torta al cioccolato:
strato di marmellata di albicocche
e glassa di cioccolato.
Il ragazzo si chiama Franz Sacher.
Il resto è storia:
la torta Sacher porta il suo Nome.

La domanda è la stessa.
In una performance pubblica,
sei libero di dilatare
la dimensione della torta Sacher
fino al diametro di cm 1440?
Sei libero di sovrapporre
pezzi di cipolla sulla glassa
o aggiungere altri ingredienti
a tuo discutibile piacere?
Naturalmente no, non lo puoi fare
proprio perché,
connesso al Nome
e a quel preciso prodotto,
c’è un senso di appartenenza,
una fedeltà e una sacralità
che devono essere rispettate.
Se una persona vuole cimentarsi
in esperimenti profani,
è libero di farlo,
nella sua sfera privata,
ma senza confondere
PROFANO con SACHER.

Andiamo sopra Cala dell’Oro,
la fucina ideale
dove si forgiano i Simboli Logogenesi.
Il Committente che conferisce l’incarico
per la creazione del marchio d’Impresa,
sarà libero di accettare
o non accettare la mia proposta
che viene presentata, dopo due mesi,
in soluzione unica.
Quando il Committente approva
il marchio creato in virtù
dei codici Logogenesi,
quel Marchio diventa suo.
Può registrarlo a suo nome
e può riprodurlo nella sua integrità
e nel rispetto della paternità dell’opera.
Questo significa che, per legge,
e in difesa delle opere d’ingegno,
il marchio non può essere deformato
senza il consenso scritto dell’autore.
La distanza tra le lettere,
calibrata in modo perfetto,
non può essere mutata.
Il marchio non può essere cambiato
in nessuna delle sue parti.
Nulla può essere aggiunto o eliminato.
Qualsiasi sfumatura depotenziante
non è e non sarà mai consentita
(così come il tacco 12 nei 100 metri piani).
Il marchio deve essere riprodotto sempre
In modo impeccabile,
nel rispetto dei file sorgente,
vettoriali matematici
forniti al momento della consegna.

Nessuna azione
di un Cliente superficiale
o di un grafico maldestro
volte a variare, anche in buona fede,
il Logo originale è consentita.
Ogni giorno di più
mi rendo conto che la bellezza
debba  essere strenuamente difesa
dai corruttori energetici
e anche dal fuoco amico.

Concludo con un pensiero
che riguarda il termine CONTENTO.
Contento esprime rotondità,
piena soddisfazione:
non cercare nulla fuori
dato che hai compreso
(CONOSCI TE STESSO)
che l’infinito è dentro te.

La natura è maestra di vita
poiché rivela perfezione e bellezza
nei tempi giusti e maturi,
In tutte le sue espressioni,
senza nessun eccesso e nessuna mancanza:
Ecco la saggezza del Non plus ultra latino.
Gli umani, invece,
vogliono quasi sempre variare ed aggiungere.
Generalmente hanno, in origine,
un corpo perfetto come un tempio
e lo deturpano con cibo spazzatura
o con tatuaggi depotenzianti,
Intrisi di veleno
e scarabocchiati da incompetenti
sulla pelle altrui.
Gli umani, nella maggior parte dei casi,
aggiungono ciò che è inutile,
sporcano ciò che è naturalmente puro,
non rispettano il silenzio
e il necessario respiro.
Fin da piccoli giocano con impazienza,
si stancano subito di qualsiasi meraviglia,
usano di rado le mani per costruire,
l’immaginazione per creare
e sono incapaci di coltivare sogni,
forgiare il futuro
e custodire segreti.
Queste persone,
con la scusa di sperimentare,
distruggono l’insegnamento,
la bellezza originale,
la sacralità del tempio interiore,
l’incanto delle forme pure,
la natura divina presente in ognuno
e connessa all’UNI-VERSO.

In Natura, la bellezza
è una danza armoniosa
tra estetica e matematica
movimento e spazio-tempo.
Di fronte a mille passi errati o perfettibili,
uno solo è quello giusto.
Sono i numeri esatti,
la puntuale sincronia,
le formule perfettamente dosate,
la dimensione aurea,
la divina proporzione
che determinano le meraviglie del circostante.
Quella bellezza presente nella conchiglia
come nella galassia,
nel girasole
come nel volo logaritmico del falco.

Nella mia visione,
per giungere alla vera libertà,
codici e regole vanno studiate e rispettate
in tutti i domini:
dalla composizione musicale
al vivere nella comunità dei portici,
dalla cura della retta parola
al rispetto dei cicli del tempo,
dalle formule della pasticceria,
alla creazione del marchio d’Impresa.

Ed è proprio nel quotidiano,
nell’ascolto degli Alberi Maestri,
così compassionevoli da abbracciare,
nel mestiere svolto con amore e conoscenza,
nel rispetto assoluto per la purezza,
nell’essere impeccabile
in pensieri, parole, opere e missione
che si racchiude il segreto della contentezza:
unire la linea orizzontale della materia
con la linea verticale dello spirito.

Scritto il 20 agosto 2026
mentre oltre trentamila fulmini
rischiaravano il cielo e il mare
del golfo dei delfini.

Sergio Bianco / Logogenesi

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