
Per volare su una Estronave
occorrono profonde cognizioni
dello spazio esteriore ed interiore.
Bisogna superare le immancabili asperità,
possedere la mappa astrale
e avere naturalmente lo strumento
che si compra dal ferramenta:
il cacciavite a stella per svitare,
una alla celeste volta,
le stelle dei desideri.
È necessario conoscere
proporzioni auree e codici numerici,
gli stessi che regolano,
nel micro e nel macrocosmo,
i fenomeni presenti in natura,
le meraviglie che innescano
stupore e gratitudine
per i doni che riceviamo.
In primis, il termine ESTRO,
principio del vettore volante,
esprime l’ardore della fantasia
e l’arte di dormire come ghiribizzi.
Estronave non ha strumenti di bordo visibili.
Si ipotizza che la tecnologia sia racchiusa
in un microCip,
il canto memorabile ma irregistrabile
di una specie di colibrì
che entra in contatto
simultaneo e frequenziale
con il polso, il cuore e l’occhio del comandante,
o del capitano, se preferite,
Cuore, polso e occhio dominante,
allineati come pianeti,
costituiscono la sala di controllo.
Estronave è estensibile
nel tempo e nello spazio
e trova posteggio ovunque
purché si regoli in modo opportuno
il disco volante orario.
Estronave, nei suoi spostamenti,
può seguire i volteggi di un falco,
la scia di una galassia,
la corrente di un ruscello
o il flusso sottomarino dell’oceano.
Estronave può atterrare
sui crateri della luna,
nei punti neri dell’universo,
nei punti interrogativi
delle domande bizzarre
oppure vicino ad un alveare,
nel raggio di un percettibile ronzìo
per cercare di scoprire
se esiste un’ape col fiatone,
una con un tatuaggio depotenziante,
una sovrappeso
o un’ape operaia che muore
per il crollo strutturale della propria casa.
Estronave è atelier di pittura,
laboratorio di segni e di sogni,
biblioteca tomica universale,
fucina di simboli Logogenesi,
palestra del respiro,
campo di terra rossa,
lago nel pagliaio,
isola nell’oceano
o asola nel cappotto
con un sol bottone che la attraversa.
Estronave è studio filosofico
in stile San Girolamo
con tanto di scrittoio, leone, pavone
e altri optional rimasti fuori
dal dipinto di Antonello da Messina.
Ad esempio il calendario da parete del 1474.
Estronave ti conduce oltre
lo stretto indispensabile,
sorvola i banchi di nebbia della scuola,
si inerpica ai vertici
della “scala del già successo”
facendo slalom ascendente
tra un piolo e l’altro.
Per volare su una Estronave
c’è un esame da superare
per conseguire il brevetto di volo
che domani sarà nuovamente da aggiornare:
occorre darsi quotidianamente
una pacca sul frontone del tempio,
sopra il terzo occhio
in corrispondenza della scritta
sottocutanea magistralmente scolpita
“CONOSCI TE STESSO”
D’altronde, mentre ci illudiamo
di essere stati sulla luna,
ignorando la difficoltà attuale
espressa dalla stessa NASA,
di farne ritorno,
non riusciamo a spingerci oltre
i dodici chilometri
nella profondità del pianeta terra,
oceani compresi.
L’introspezione è quindi
nel rapporto 384000 Km. (distanza terra-luna)
versus 12 Km.
In conclusione,
nell’odissea della vita,
Estronave ti fa volare lontano,
oltre i confini della realtà
per poi approdare nella tua Itaca.
Itaca che, per me,
è nella spiaggia di Camogli,
con atterraggio su questo particolare sasso
che ho fotografato
e che descrive un cerchio quasi perfetto.
Proprio qui, oggi,
di fronte al mare di ottobre,
mese che contiene l’infinito.
ho scritto questa storia.
Sergio Bianco #logogenesi
Una risposta
Estronave è il viaggio
che ti spinge oltre
ogni cielo
per riportarti al centro:
il punto in cui
il tuo universo
ha origine.